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Ciclo quadriennale Bitcoin intatto, Scaramucci: rialzo Q4

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Fazen Capital Research·
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Key Takeaway

Scaramucci afferma che il ciclo quadriennale di Bitcoin resta intatto e prevede un rialzo nel Q4 2026; cita l'halving del 20 apr 2024 e cali precedenti di ~84% (2018) e ~77% (2022).

Lead

Anthony Scaramucci ha dichiarato ai giornalisti il 22 mar 2026 che il ciclo quadriennale di Bitcoin è ancora in gioco e che si aspetta un rialzo significativo nel Q4 2026 (fonte: Cointelegraph, 22 mar 2026). La dichiarazione ripropone un'ipotesi persistente tra gli operatori di mercato secondo cui Bitcoin rallya in tre anni su quattro dopo un halving e poi subisce un anno correttivo — uno schema che gli osservatori collegano agli shock di offerta creati dalle riduzioni della ricompensa per blocco. Tale cronologia ha ricevuto rinnovata attenzione dopo l'halving del 20 aprile 2024 (blocco 840.000), che ha ridotto la nuova offerta ed è stato citato dagli analisti on‑chain come fattore strutturale di sostegno per rialzi nei trimestri successivi (fonte: Bitcoin.org, 20 apr 2024). La proiezione pubblica di Scaramucci aggiunge una voce istituzionale a un dibattito che ora mescola liquidità macro, flussi regolatori e metriche di offerta on‑chain.

Contesto

La teoria del ciclo quadriennale si basa su un argomento aritmetico semplice: gli halving dimezzano la nuova offerta di Bitcoin, creando un afflusso ridotto di nuove monete che, in un contesto di domanda stabile o in crescita, dovrebbe sostenere il prezzo nei successivi 18–36 mesi. Empiricamente, il pattern è visibile nei movimenti pluriennali: il rally post‑halving del 2017 culminò in un ATH di circa $19.783 a dicembre 2017 ed è stato seguito da una profonda correzione nel 2018 che portò intorno a $3.122 il 15 dic 2018 (≈‑84% dal picco; fonte: CoinMarketCap). L'halving del 2020 precedette il mercato toro del 2021 che produsse il massimo storico di $68.789 il 10 nov 2021 (fonte: CoinMarketCap).

Gli operatori di mercato citano questi fatti strutturali quando valutano la previsione di Scaramucci per il Q4, ma gli investitori istituzionali ponderano anche gli impatti intervenuti di tassi macro, condizioni di liquidità e sviluppi regolatori. Per esempio, la discesa del 2022 — dal record del 2021 a un minimo vicino a $15.599 il 21 nov 2022 — fu una caduta di circa il 77% e coincise con aumenti dei tassi globali e un irrigidimento della liquidità nei mercati rischiosi (fonte: CoinMarketCap). Quelle forze macro dimostrano che la compressione dell'offerta dovuta all'halving è una condizione necessaria ma non sufficiente per un rally sostenuto: la traiettoria della domanda e i premi per il rischio cross‑asset restano decisivi.

Analisi dei dati

Tre punti dati concreti inquadrano il dibattito. Primo, l'halving del 20 aprile 2024 ha formalmente ridotto le ricompense per i miner da 6,25 BTC a 3,125 BTC per blocco (fonte: Bitcoin.org, 20 apr 2024). Secondo, i drawdown storici del ciclo forniscono una visione del rischio sottostante: il minimo del 2018 rappresentò una flessione di circa il 84% dal picco del 2017, mentre il minimo del 2022 fu approssimativamente una diminuzione del 77% dall'ATH del 2021 (fonte: CoinMarketCap). Terzo, indicatori on‑chain come la realized cap, i flussi netti sugli exchange e i saldi di riserva dei miner continuano a essere citati dalle società di analisi come segnali di una pressione di vendita ridotta rispetto alla fase pre‑halving (fonti: Glassnode, CoinMetrics; snapshot dei dati consultati mar 2026).

I confronti con asset tradizionali sono istruttivi: misurata su finestre pluriennali che includono anni ribassisti, la volatilità realizzata di Bitcoin ha superato quella dell'oro e dell'S&P 500 di un ordine di grandezza, ma i suoi rendimenti nominali annualizzati a lungo termine dal 2013 hanno anche sovraperformato questi benchmark (fonte: Bloomberg, rendimenti aggregati 2013–2025). Questa asimmetria rischio‑rendimento sostiene l'appetito istituzionale ma impone anche un'attenta dimensione di portafoglio e controlli di rischio. Inoltre, i flussi verso prodotti spot in BTC e wrapper ETF dalla fine del 2023 hanno alterato la dinamica di liquidità; i flussi cumulativi negli ETF spot su BTC quotati negli USA hanno superato decine di miliardi di dollari nel 2025, secondo documenti di borsa e promotori di ETF (fonte: depositi SEC; dati aggregati ETF, 2025).

Implicazioni per il settore

Se la tesi del ciclo si verificasse e BTC si riaccelerasse verso il Q4 2026 come suggerisce Scaramucci, le implicazioni sarebbero multifaccettate per i mercati finanziari e l'infrastruttura crypto. I custodi e i prime broker vedrebbero probabilmente una rinnovata domanda per soluzioni di custodia assicurata e prodotti con leva, la pianificazione della capacità dei vault diventerebbe rilevante operativamente e le desk di derivati adeguerebbero i flussi di hedging delta di conseguenza. Per l'economia di miner e validator, un prezzo BTC più elevato riduce l'importanza relativa del reddito da commissioni di transazione ma modifica anche le strategie di reinvestimento e copertura per spese in conto capitale e servizio del debito. I miner quotati pubblicamente ricalcolati nelle valutazioni 2024–25 vedrebbero guadagni azionari significativi se BTC tornasse ai massimi pluriennali.

Dal punto di vista regolamentare e dell'allocazione di capitale istituzionale, una ripresa del BTC richiede chiarimenti sui modelli contabili (fair value vs. inventory), sui framework di marginazione e sugli standard di appropriatezza per i clienti. I gestori che valutano allocazioni devono considerare non solo i potenziali rendimenti nominali ma anche il rischio asimmetrico di coda derivante da drawdown episodici superiori al 70%. Ciò conta per mandati long‑only benchmarkati dove profili di volatilità e drawdown possono generare errori di tracking e rischi di mismatch di liquidità rispetto ai benchmark standard.

Valutazione dei rischi

Tre categorie di rischio al ribasso controbilanciano la narrativa positiva del ciclo. Primo, il rischio macro: tassi reali in aumento o uno shock di liquidità improvviso potrebbero ritarare rapidamente gli asset ad alta volatilità, come avvenuto nel 2022 quando BTC è sceso di circa il 77% (fonte: CoinMarketCap). Secondo, il rischio regolatorio: azioni sostanziali (chiusure di exchange, sentenze avverse sulle stablecoin o restrizioni sugli on‑ramps) restano un ostacolo operativo per la price discovery e i flussi di capitale. Terzo, il rischio tecnologico e di concentrazione: la centralizzazione dell'hash‑rate del mining, guasti nella custody degli exchange o incidenti di sicurezza nei smart contract nell'ecosistema più ampio possono trasmettere perdite alla liquidità spot di BTC tramite picchi di correlazione.

La quantificazione di questi rischi richiede analisi di scenario. Uno shock macro avverso lieve che riduce l'appetito per il rischio del 10–20% in azioni potrebbe tradursi in un movimento intraday di BTC del 20–40%, basandosi sul beta storico durante le fasi di vendita; uno shock severo simile alle dinamiche del 2018 o del 2022 potrebbe produrre cali superiori al 60% dai massimi locali. Istituti

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